Chiunque può asserire che quando sente parlare di tarantella per associazione di idee pensa a Napoli.
Purtroppo i dati storici che abbiamo sono insufficienti per affermare che la tarantella napolentana sia discendente o addirittura collegata o meno alla pizzica salentina.

La storia

La tarantella, si comincia a diffondere in tutta Europa tra il settecento e la metà dell'ottocento, tanto che la moda del viaggio in Italia altamente diffusa, rende obbligatoria come meta Napoli, per gli usi e i costumi e quindi la tarantella non poteva mancare, richiamando cosi l'attenzione di turisti, che hanno contribuito alla diffusione generale della danza che non passava inosservata anche nei libri dei piu grandi scrittori stranieri.
Nel corso del XIX sec. la tarantella napoletana va incontro a una declinazione infatti veniva usata come danza da salotto servita alla borghesia napoletana e negli ambienti malavitosi della prostituzione veniva usata come spettacolo erotico a pagamento, ma finalmente nel XX la tarantella si è ingentilita, è diventata folclore e quindi bene culturale da esibire come patrimonio partenopeo.

Vediamo di ripercorrere le basi essenziali nella tarantella napoletana,
ovvero la base strumentale, la gestuale e la canora.

STRUMENTALE:
Nella tarantella napoletana si può affermare l'utilizzo fisso di strumenti a fiato, a corda e a percussione.
La fanno da padrone il tamburello e il calascione per quanto riguarda gli strumenti a percussione e a corda., il tamburello è stato fin dall'inizio lo strumento più presente nella rappresentazione della tarantella, è suonato soltanto da donne o, al più da bambini. Viene spesso usato anche il "puti-pu", pentola di terracotta, coperta da una pelle di tamburo con un buco in mezzo. Si mette sotto l'ascella sinistra e, col braccio destro si fa andare su e giù una bacchetta, lo "scetavajasse" formato da una canna spaccata che fa da cassa e da un'altra che fa da archetto, alcune volte porta dei sonagli, o il "siscariello" specie di flauto formata da canna bucata per finire con il "triccabballacco" in legno composto da tre bastoncini di forma cilindrica uguali, il mediano immobile, i laterali articolati, in modo da avvicinarsi ed ad allontanarsi da quello centrale. Alla cima di ciascun bastoncino sta trasfersalmente un martello, a due bocche il mediano, a una i laterali.

              



GESTUALITA':
In questo ballo napoletano i gesti seguono una modalità che ricordanto quelli della pizzica salentina e scandiscono il ballo con vere e proprie coreografie che si vanno a complicare con numerosi passi e figure dalle diverse e incerte origini.



CANORA:
I canti nati sulla musica della tarantella conservano un espilicito riferimento metaforico erotico-sessuale degli stessi canti sul tarantismo, sui quali si vanno ad aggiungere immagini più attive e più esplicite. Il vino è quasi sempre presente nelle rappresentazione della tarantella, cementando ancora di più il legame tra vino e tarantella.

 

 

 

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